Intervista a me stessa

Quando hai cominciato a scrivere Anaïs?

Pubblicamente nel 2014, con lo pseudonimo Angelo Azzurro, dopo essermi ritirata dal mondo lavorativo. In realtà già all’età di 9/10 anni scribacchiavo poesie. Ero brava in italiano e nei temi e durante la classica tormentata adolescenza ho composto un po’ di prose e l’inizio di un romanzetto per ragazze. Ai miei tempi non esistevano gli SMS, Wathsapp e Facebook, se volevi comunicare lo facevi telefonicamente o per via epistolare. Io avevo parecchie amicizie epistolari “Pen Friends” sparse per il mondo, così allenavo la penna e i miei studi in lingue.

Qual’è il tuo primo romanzo da self publisher adulta?

Quando ancora lavoravo e senza aver mai smesso di leggere e scrivere, avevo cominciato l’abbozzo di Senza amore al sud, divenuto poi Senza ali al sud.

Com’è stato l’approccio con questo romanzo?

All’inizio come tutti i principianti ho avuto troppa fretta di pubblicare e sono caduta nell’errore che noto spesso negli emergenti: poca cura nella forma, refusi che distolgono l’attenzione, poca chiarezza nell’esporre. Le prime recensioni sono state ovviamente pessime.
Dopo alcune riedizioni il romanzo suddetto ha ottenuto ben due premi, uno per uno stralcio e l’altro per l’intero scritto.
Ho imparato a imparare. Come dico sempre non basta avere una buona storia, bisogna anche saperla scrivere! Ho ripreso in mano la grammatica italiana, mi sono messa a leggere i grandi con più attenzione e mi sono regalata un buon PC. Il correttore non risolve tutti i problemi, ma ti segnala i refusi che altrimenti non vedresti accecato dalla storia. Ho studiato le basi elementari di editoria e ho fatto una scorpacciata di consigli di autore. Devo ancora imparare molto…

Con la poesia che rapporto hai?

La poesia per me è una pennellata astratta, anche in questa sono maturata poco a poco. A mio parere non c’è bisogno di scrivere a lungo, basta cogliere pochi significativi attimi. Io la vedo così, qualche premio ogni tanto mi gratifica, la mia anima trova sfogo.

Ora scrivi polizieschi, perché?

Premetto che sono sempre stata una patita di letteratura in giallo, ma a dire il vero dopo un paio di romanzi rosa e due fantasy, apprezzati ma di scarso rendimento, ho deciso di creare un nuovo personaggio poliziesco e di ambientare le storie nella mia provincia. È stato subito un successo! Ho cominciato a vendere. C’è chi più o meno apprezza perché il mio è un genere abbastanza soft dove trova spazio anche la parentesi romantica, ma ripeto mi sento in continua evoluzione. Ho già fatto parecchie riedizioni, man mano che imparo qualcosa.

Cosa consigli agli emergenti come te?

Non sentitevi mai arrivati! Continuate ad aver voglia di imparare. Le recensioni brutte a volte sono gratuite, a volte non vi hanno compreso, ma spesso contengono un fondo di verità!

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