Una pagina del diario

9 Aprile 1944, Pasqua

Le campane suonano a festa, ma dentro al mio cuore rimbombano a morto. Altri eccidi ingiustificati per mano delle SS, proprio il Venerdì Santo, in Alta Sabina.
Oggi pomeriggio devo trovare assolutamente il modo di vedere in privato Lorenzo: ho bisogno di un suo abbraccio e di sentirmi dire che tutto andrà bene. Dopo pranzo uscirò con Giovanna, sono sicura che Margherita non mi seguirà: prova una spiccata antipatia per la mia cara amica.
La zia Augusta ha invitato Don Aurelio e il nipote, come al solito. Immagino che mi sarà difficile mostrarmi indifferente nei confronti del mio amato. Spero di riuscire a reggere la parte!
Ho evitato di indugiare con lo sguardo in quel di Lorenzo e ho cercato di mantenere viva una conversazione banale e amichevole. Mi sono poi offerta di lavare i piatti e aiutare a rigovernare, mentre lui si è allontanato per una passeggiata solitaria. Margherita delusa, si è ritirata nella sua stanza. Terminate le faccende mi sono precipitata a casa di Giovanna e insieme abbiamo attraversato un pezzo di bosco. Lei ha proseguito per un casolare, dove si rifugiano alcuni partigiani.
Ho atteso qualche istante in solitudine, guardando l’orizzonte. Il silenzio e i profumi del bosco mi avvolgevano come un bel sogno. Le gemme verdi sugli alberi e i colori tenui della primavera mi davano conforto. Ho avvertito uno scricchiolio a breve distanza e il cuore mi è balzato in gola: era Lorenzo che silenziosamente mi veniva incontro.
Dal suo sorriso mesto, ho capito tutta la tristezza che serbava in cuore. Ci siamo abbracciati dolcemente, come fratelli. Mi ha preso una mano fra le sue e scrutando con apprensione i miei occhi, mi ha detto che forse sarebbe stato meglio fuggire. La guerra, le spie, suo zio, tutto sembra esserci contro…
Gli ho chiesto se suo zio sa di noi, mi ha risposto che a prescindere non avrebbe mai accettato la sua rinuncia al sacerdozio.
Ho avvertito un lievissimo rumore, come di ramoscelli spezzati e foglie mosse alle nostre spalle. Allarmata ho osservato tutto intorno, l’unico suono che sono riuscita a distinguere, al di sopra dei nostri respiri, è stato il canto gioioso degli uccellini. Lorenzo ha percepito la mia tensione, mi ha baciato allora con ardore, facendomi promettere di valutare l’opportunità di una nostra fuga. Abbiamo raggiunto Giovanna e tutti e tre insieme siamo ritornati in paese. Con mia grande sorpresa, sul viottolo che conduce al bosco, abbiamo incrociato Margherita: a suo dire, ci stava cercando per condividere la passeggiata.

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